giovedì 13 febbraio 2014

Shakespeare all’ora del the

 

shake da mangiare

 

Mi dirai che sono strana. Che sono pazza. Mi dirai che ti sfuggo come fossi fumo che non puoi stringere tra le mani e che non mi capisci perché le mie parole si perdono per la strada, rotolando via si lasciano spazzare dal vento.

Restano i miei occhi. Restano incastrati dentro di te,

che mi vedi un po’ strana

e un po’ pazza

e troppo lontana da raggiungere.

Così, io che non trovo parole per te, scrivo storie per scappare e per tornare,

per amarti in qualche modo,

per sentire che ci sei

come l’ombra in un racconto che non è ancora stato scritto.

 

 

Insomma….se vi piace……

da oggi scrivo anche qua

 

banner Shake

lunedì 3 febbraio 2014

Mi piaci quando sogni

FINALE 1


Me lo ha detto un’amica qualche giorno fa.
Mi piaci quando scrivi dei sogni delle donne, mi ha scritto una lettrice gentile che mi segue con affetto che stento a credere di meritare.

Mi sono resa conto, scrivendone, scrivendo di sogni, che è un tema capace di sollecitare emozioni forti. Di ogni genere: emozioni belle o brutte, reazioni di dolore o di speranza. Ognuno ha il suo rapporto con i sogni ma non è mai superficiale.

Il mio rapporto con i sogni è altrettanto forte. Io sogno con la testa e con lo stomaco. Sogno con le mani, con gli occhi, con il respiro. Sogno ridendo e sogno piangendo. I miei sogni DEVONO diventare realtà perché non sogno per passare il tempo o per far scorrere la vita intorno a una fantasia: io sogno per vincerlo, il Tempo, e modellare la mia vita su un sogno.
Forse è una questione di ideali o forse pazzia. Certamente è uno spirito guerriero e indomabile che sogna i miei sogni perché non sono una fanciulla romantica e delicata. Sono piuttosto una rompiballe con troppe energie e bulimica di vita. Devo sognare cento vite perché un numero minore non mi basta.
Forse è paura di morire. Forse è coraggio di vivere.
Se ve lo state chiedendo: Si, è faticoso. Ma è giusto così.

Dei miei sogni però racconto spesso come fossero palloncini perché mi piace nascondere la mia natura troppo focosa facendo finta di essere una romantica poetessa. Invece questa volta voglio essere onesta e un po’ più vera.
Farò un po’ fatica.
Ma spero che mi seguirete lo stesso.

Quello sopra è il banner di un contest e chi mi conosce bene si sarà sorpreso perché non ne ho mai lanciati e non ho mai partecipato a quelli delle altre blogger. Per nessun motivo tranne mancanza di tempo e una certa pigrizia. E perché anche se il mio lavoro di pasticcera mi piace come un gioco quando ho voglia di giocare magari faccio una cosa diversa dal lavorare. Me lo perdonerete, no?
Questo caso però è un po’ diverso. Questo è un contest fatto di sogni, anzi Sogni con la S maiuscola e il perché ve lo spiegherò e dopo che ve lo avrò spiegato io spero che vi ci vorrete tuffare anche voi tra questi sogni che sanno così tanto di vita vera.
Il contest lo ha promosso Patty, Andante con gusto. Lei è un’amica. E anche una compagna di sogni. E uno dei primi sorrisi, il più bello che ho incontrato durante il mio “esilio” toscano.
Condividiamo un certo modo di vedere le cose e di farci domande. Abbiamo lo stesso entusiasmo e rispetto per i nostri rispettivi sogni. Questo resiste anche alla lontananza, ora che sono tornata a Roma. I sogni hanno gambe lunghe e leggere e se ne fregano delle distanze e poi fanno rumore, fanno così rumore che se ti metti ad ascoltare li puoi sentire.

Per questo un giorno ho sentito quelli di Maria e lei ha sentito i miei.
Eravamo in una sala grande e indaffarata ma gli altri rumori non hanno impedito che ci trovassimo.
Maria dieci anni fa ha “costruito” un’azienda di prodotti da forno gluten free. Maria è un architetto quindi ci si potrebbe ragionevolmente chiedere “Perché?”, perché cambiare così radicalmente vita e diventare imprenditrice?
Ci sono stupori di chi dei sogni sente un frastuono indistinto e non ne capisce la musica.
Ad altri invece scoppia dentro il coraggio di affrontare sogni prepotenti, carichi di quell’energia che a volte è luce e altre è furia.

A me i sogni non fanno paura e nemmeno a Maria così un giorno ci siamo messe a sognare insieme.
Lei titolare di un’azienda di prodotti dolciari e da forno io una chef pasticcera.
L’azienda di Maria, Cose dell’altro pane, è lo sponsor di questo contest ed ecco perché sto parlando di lei.
In qualità di chef pasticcere dell’azienda io sono giudice e il tutor del contest.

E adesso lo so che state aspettando violini e zucchero filato e storie edificanti sulla nostra amicizia. Ma naturalmente vi deluderò.
Chi è questa donna e cos’è la sua azienda Cose dell’altro pane lo potete scoprire qui www.cosedellaltropane.com Qui c’è la storia, tante foto e qualche video e io vi invito a farvi un giretto perché sono sicura che vi piacerà.
Poi c’è www.lineaessenza.com  Vedete le nostre facce giù in fondo al sito. Ah, finalmente la mia faccia finora segreta e nascosta!!!! Non siete curiose? Si che lo siete!
Ecco…ora sapete qualcosa di più. Quanto ai violini: non ci sono violini.
Abbiamo litigato…quand’è l’ultima volta??? Si certo. La vedo che cerca di trattenersi ma poi……io faccio di tutto per compiacerla ma poi….
Lei è un cancro, capirai che segno di cacca (con tutto il rispetto), io un ariete di quelli proprio bastardi dentro.
Io cerco di avere pazienza ma lei non cerca di non essere cancro. Lei cerca di capirmi ma io non resisto a non essere ariete. E magari il problema non è solo astrologico.

Ma avete visto che bel sogno abbiamo sognato insieme? E quello che siamo riuscite a scrivere è ancora niente rispetto a quello che immaginiamo nella testa. E’ un progetto grande, un sogno importante.

Lo amiamo.
Ci amiamo.
A volte proprio no.

Lei urla, io sbatto la porta.

Vorrei scrivere una storia come la “favola” dei non-fratelli Gromm (intendo le gelaterie che hanno invaso il mondo). Insomma una storia come quella di questi due amici fin nel midollo che non litigano mai e che sono così puri e perfetti come bambole.
Invece, come favola, secondo Maria io sono la Principessa sul pisello e io dissento con veemenza qualunque cosa ne pensi il pisello. Lei pretende di essere la piccola fiammiferaia ma è solo una millantatrice Magari è il lupo cattivo che ha appena ingurgitato la nonna, la nipote, il cacciatore e tutto il fucile.
Che tanto è tutto gluten free.
Per dirla scherzando. Ma non sempre ne abbiamo voglia.

Perché la vita è così: è sporca.

Far prosperare un’azienda in questo Paese e di questi tempi è un’impresa biblica perciò si soccombe facilmente alla fatica, alla stanchezza, alla paura, ai fastidi infiniti, le grane che non mancano mai.
Le alluvioni….per dirne una!
Spesso capirsi è difficile anche quando si cerca di farlo.
Capirsi magari non basta comunque.

Però i nostri sogni fanno rumore e sono belli come musica.
Io voglio pensare che i nostri sogni ci salveranno. Sempre e da tutto.
E ci faranno amare a vicenda, in qualche modo.
Nonostante lei sia uno stupido cancro
E io una stronza ariete.


E ora ragazze, se avete voglia di far parte della banda, e io lo spero proprio, devo spiegare meglio l’idea e le regole di questo contest che noi (io, Patty e Maria) pensiamo (con troppa presunzione???Naaa) che in fondo sia una gran figata.
I basilari li trovate qui.
Il premio che spero gradito e che abbiamo creduto fosse originale è:
per le quindici che manderanno la ricetta più interessante ed innovativa una giornata in azienda dove: tre ricette scelte tra le vincitrici saranno lavorate, impastate, infornate ed infine impacchettate da voi utilizzando le strutture di Cose dell’altro pane, come in una normale giornata di produzione . Così potrete vedere le cose “da dentro”, capire un po’ di più come funziona e conoscere una realtà raramente approcciabile. Sarete chef per un giorno, oltre che graditi ospiti, e ve ne andrete con i vostri prodotti realizzati in maniera professionale.

Ma che ricette ci aspettiamo?
Se volete partecipare fate attenzione a queste note perché nel regolamento generale, per dover dare troppo informazioni, forse non siamo state abbastanza chiare.

Come avete visto sul sito relativo a èsSenza, Cose dell’altro pane vuole promuovere un modo sano e consapevole di alimentarci. L’azienda, da sempre a vocazione gluten free, oggi pensa alle intolleranze di ogni genere e investe in un prodotto che non sia una versione scadente di quelli buoni perché gli manca qualcosa ma pensa di essere speciale proprio perché “è senza”: un prodotto eccellente come eccellente deve (dovrebbe) essere sempre quello che acquistiamo. Quindi materie prime pure, sane, di valore. Niente additivi o migliorativi insalubri e niente coloranti e conservanti e scelte coraggiose. Credo che capirete che la sfida è enorme e l’investimento pazzesco.

E allora voi e questo contest?
Quello che io e Patty vorremmo suggerire è: facciamoci delle domande, chiediamoci che impatto hanno le cose che mangiamo sul nostro organismo e sull’ambiente. Come scegliere cose “buone”? èsSenza ha bandito i conservanti e la margarina, perché? Sappiamo tutti cosa sono i grassi idrogenati? Lo zucchero fa bene, fa male o non fa niente?

E poi le intolleranze. Qualcuno di noi soffre di allergie, qualcuno di intolleranze, altri sono affetti da celiachia, quasi tutti, prima o poi, avremo un’intolleranza magari anche momentanea a qualche alimento.

Dunque c’è un popolo di emarginati che deve fare lo slalom tra i banchi del supermercato o possiamo mangiare tutti bene, tutti insieme, tutti con soddisfazione anche del gusto?

E ora andiamo in cucina.
Partiamo dal senza glutine. Molte di voi sono già esperte altre affrontano un mondo nuovo.
Volete mettervi tutte alla prova con le farine alternative? Eliminando il glutine in realtà si apre un mondo. La farina di grano è fantastica, come negarlo. Ma costringersi a non usarla vuol dire scoprire tanti prodotti che magari non si erano mai presi in considerazione prima e che invece sono buonissimi e pieni di principi nutritivi di grande valore. Perciò vi invito a sperimentare le farine di grano saraceno o castagne. Quelle di ceci o lenticchie. Guardatevi intorno e liberate la fantasia. E non accontentatevi dei sacchetti già pronti di farine “gluten free” o almeno guardate cosa c’è scritto sull’etichetta. Scoprirete che in molti casi vi stanno vendendo solo amido di mais. Ma la natura ci dà cose molto più buone di questo, credetemi!

Poi potreste provare una ricetta senza lattosio. O senza uova. O senza ….. proponetelo voi.
Questo NON è obbligatorio, è però un valore aggiunto della ricetta.

Attenzione!!! Non dovete togliere TUTTO, cioè non ci aspettiamo prodotti SENZA glutine e SENZA lattosio e SENZA zucchero ecc….CONTEMPORANEAMENTE…..
togliete “qualcosa” , OK?

Quello che non vogliamo sono le cose “cattive”: in casa non si utilizzano normalmente additivi e coloranti e nemmeno migliorativi da industria. Ma un olio di oliva o uno di semi non sono la stessa cosa. Margarina? No, grazie. Dolcificanti o zucchero? Il glucosio?

Restrizioni tassative non ne vogliamo mettere ma pensate le vostre ricette sui parametri che ho spiegato, pensate al buono, ragionate anche in termini di quantità: un cucchiaino di zucchero non è come mangiarne un etto, no? Il buon senso è vostro amico. Usatelo!
E per ogni domanda, dubbio o esitazione contattatemi e vi risponderò.


Allora riepilogo:

SI : GLUTEN FREE - OBBLIGATORIO ma non TASSATIVO -
Con il glutine la vostra ricetta non potrebbe essere prodotta in azienda per problemi di contaminazione. Se avete però un’idea bella e volete partecipare comunque, mandatela lo stesso. Mi piacerebbe però che rimaneste in linea con le caratteristica di Cose dell’altro pane, che è gluten free.

SI : PRODOTTI ALTERNATIVI E POCO NOTI - NON OBBLIGATORIO -
cerchiamo, cresciamo, scopriamo! Spiegate le vostre scelte, motivatele, fate conoscere qualcosa di nuovo a tutti noi, facciamo girare le idee!

SI : ATTENZIONE ALLE INTOLLERANZE -NON OBBLIGATORIO-
Pensiamo a chi deve astenersi dal lattosio (per esempio), o dalle uova o cerca un alternativa allo zucchero.
Un giorno potrebbe tornarci utile e poi forse c’è un’amica che………

NO : GRASSI IDROGENATI, MARGARINA, COLORANTI, SCIROPPO DI GLUCOSIO - OBBLIGATORIO –  questi per favore proprio no!

Restrizione tassativa sul tipo di ricetta: non sono ammessi i prodotti freschi o semi-freschi da consumare in giornata perché questi, in una produzione commerciale, sono sottoposti alla catena del freddo e impacchettati con macchinari diversi da quelli che utilizzeremo.
Quindi NIENTE creme, salse, frutta, frosting, farce morbide e cremose ecc…
SI a biscotti, pasticcini secchi, crakers, grissini, salatini. Ammessi pani e panini.
Ammessi plum cake e muffin purchè privi di creme e quanto sopra escluso.

Questo solo perché vi vogliamo far seguire tutta la catena di produzione fino alla confezione e per quest’ultima è necessario attenerci a questa scelta.

Ricordate di scrivermi per un aiuto, un dubbio e qualunque tipo di domanda alla mail pamirilla@libero.it e non dimenticate che sono il vostro tutor, se lo volete!

Allora, siete della banda?

giovedì 30 gennaio 2014

Quando cado. Mandorle e nocciole

 

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Succede con una certa regolarità senza altri motivi se non quelli apparenti, meccanici e casuali.
Una buca non vista, una distrazione, un cedimento, uno sbilanciamento, un’imprudenza. Quando storco malamente e per l’ennesima volta una delle mie caviglie, già duramente provate da anni e anni di cadute tanto accidentali quanto regolari, mi tocca abbandonare la vita come la conosco e entrare in una sospensione fatta di ore e ore chiusa in casa, ore che non conoscevo prima. E puoi muoversi poco, leggere tanto, dormire tanto, pensare troppo. O anche no.
Bere molto tè e parlare tanto, forse troppo. O forse no.

Quando cado è come quando cadono le tende poggiate sugli sbagli nascosti malamente e con ingenuità. O come quando cadono le bugie raccontate male o quando cade l’illusione che tutto può ancora andare bene senza la fatica che ci vuole perché vada bene sul serio. L’illusione che potrebbe essere facile, la paura che sia più difficile di quanto è realmente.

Quando cado ci vuole un certo tempo perché riesca a rialzarmi e riprendere a camminare.
In quel tempo finalmente capisco dove devo andare.
E poi ci vado.

Quando sono caduta ho sentito un crack e ho avuto paura.
“Stavolta l’ho rotta” ho pensato.
Poi una mano ha preso la mia e mi ha accompagnato a casa e quella mano io la chiamo Amore.
Il suo Nome è scritto negli occhi.
Nei suoi.   Nei miei.
Forse un giorno me lo dirà, quel nome che so già ma che non mi ha mai detto.

Ma ora sono in una falla del tempo qui da sola, bevo molto tè e leggo molti libri, mi muovo poco, scrivo ricette, penso troppo e a volte niente, ogni tanto viene qualcuno e beviamo molto tè, parliamo troppo, ci muoviamo poco e sorvoliamo mille mondo insieme.
Poi resto sola di nuovo.

Sono caduta. Ogni tanto cado.
E’ bisogno di chiarimenti, tempo di domande e di risposte da cercare. Ecco perché cado.

E resto giù, finché non passa il gonfiore e non passa il dolore, passano i giorni e infine vedo dov’è che devo andare.
E allora mi alzo.
E ci vado.

Nella notte ho fatto questi biscotti perché mi ronzava nella testa un’idea. Li ho fatti su un piede solo e infatti l’impasto non era del tutto perfetto.

Ma il sapore è delizioso e in fondo non sono niente male. Per essere dei frollini nati di notte su un piede solo, dico. Non lasciate che il burro si ammorbidisca eccessivamente, come è successo a me, e non avrete problemi.

 

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Frollini alle mandorle e nocciole

Ingredienti

300gdi farina
120g di burro
200g di zucchero di canna
100g di nocciole
100g di mandorle
1 uovo
Un pizzico di cannella
Un tappo di rum

Lavorate il burro ammorbidito con lo zucchero di canna e con l’uovo. Ottenuto un pastello omogeneo aggiungete la farina e la cannella infine il rum (che potete sostituire con una grappa barricata o con un liquore aromatico come il Grand Marnier). Amalgamate poi la frutta secca.

L’ideale sarebbe eseguire tutta la lavorazione con una planetaria ma se non l’avete usate una marise o una spatola, per lavorare l’impasto, e non maneggiatelo con le mani (anche perché è abbastanza morbido e non sarebbe semplice).

Mettere l’impasto in uno stampo lungo e stretto o avvolgetelo nella pellicola a formare un grosso cordone e fatelo raffreddare in frigorifero per qualche ora. Quando è ben rassodato affettatelo ad uno spessore di un centimetro scarso ed infornate a 180° per circa 15 minuti.

Consiglio di non utilizzare frutta tostata perché in cottura nocciole e mandorle, nel poco spessore del biscotto, tosteranno di nuovo e rischiereste di trovarvele troppo brunite e amare.

giovedì 23 gennaio 2014

Un altro parallelo.

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         Foto presa dal web

Un altro parallelo

Un altro parallelo. E un po’ più a nord da qui.

Un’altra città, una che non è questa e non gli somiglia.

I viaggi sembrano, di solito, sospendere le nostre vite dentro una bolla, come quelle che se le agiti viene fuori la neve.

Il cielo grigio e immobile pare confermare che io sia dentro una bolla e se qualcuno la agitasse forse briciole bianche di finta neve si libererebbero come coriandoli per un po’, prima di scomparire chissà dove di nuovo.

La prima cosa che vedo uscendo dall’hotel è una “civetta” esposta dal giornalaio poco più avanti. Annuncia la morte di Abbado.

La notizia mi punge come un dolore allo sterno e contemporaneamente mi stupisco di questo dolore sincero ed inaspettato che non so spiegare.

Percorro vicoli e stradine porticate senza metodo e senza una cartina che mi spieghi il percorso.

Ogni tanto si apre qualche immenso portone su cortili di ineffabile bellezza e grandezza e della cui esistenza non c’è indizio all’esterno. Automaticamente leggo la targa con il nome del palazzo e mi rendo conto che non riesco a leggere il testo che segue, senza occhiali. Ma quand’è che sono diventata così cecata?

A volte svolto dove percepisco più movimento, seguo i passi di altri o le note di un musicista di strada. Ma svolto anche ogni volta che sento un profumo che mi piace e a naso arrivo nel mercato vitale e allegro nel cuore di questa città. Formaggi e verdure, colori e forme, profumo di pane, profumo di vita.

Cammino ancora sul dolore dei piedi e la stanchezza delle spalle e arrivo ad una piazza piena di ricordi lontani. Ci sono transenne, tante persone e soprattutto tantissime telecamere e televisioni. Ma mi vergogno a chiedere cosa sia successo.

La gente è ferma e aspetta non so cosa. E’ ordinata e silenziosa. Ferma, come il cielo grigio sopra di noi.

Con leggerezza e naturalezza che mi sorprende due tipi con la telecamera di un’ importante tv fermano una nota donna dello spettacolo che evidentemente abita qui in piazza perché è scesa senza nemmeno indossare un cappotto. Lei si lascia intervistare e parla con mitezza, con dolcezza e a voce bassa. Poi si infila di nuovo nel pesante portone che la inghiotte. E io capisco dalle sue parole che è morto qualcuno che lei conosceva. Penso: Abbado.

Non avevo idea che abitasse qui, che fosse uno della piazza, uno di questa piazza di questa città, come ha detto lei.

Siedo sul muretto di fronte alla bellissima chiesa che si allunga sulla parte destra della piazza perché i miei piedi me lo impongono e anche gli stinchi e qualche altro doloretto di stanchezza sparso qua e la.

Noto un carro funebre davanti all’entrata.

Due ragazze meno timide di me mi chiedono cosa sia successo e io rispondo che non lo so. Forse è per la morte di Abbado, dico. Ma non lo so.

Poi penso che non può essere che ci sia già il funerale se la notizia della morte è così recente.

Il ciottolato appuntito della piazza costringe la gente a soffrire mentre cammina e vedo alcune signore camminare storte e a fatica, sul viso una smorfia contratta.

Due ragazzi si siedono accanto a me e a un certo punto non resisto e chiedo se sappiano cosa stia succedendo.
Uno dei due ragazzi parla con le mie stesse parole di prima. Dice che forse è per la morte di Abbado. Però non lo sa.
Poi dice che la prima cosa che ha visto uscendo di casa è una “civetta” che ne annunciava la morte e allora ha pensato così.

Se questo fosse un film crederei che l’immagine di lui che ha visto e pensato le cose che ho visto e che ho pensato io e che poi mi ha risposto usando le stesse identiche parole che ho usato io quando ho risposto alla ragazza di prima è fortemente simbolica e vuole dire qualcosa ma questo non è un film, è una bolla nella mia vita, quindi non cerco significati ma mi sembra strano. Mi sembra buffo nella sua semplicità estrema senza sottotesto.

C’è ancora gente ferma, che aspetta, e gente che si incontra e si sorride e poi cammina via, due donne si fermano a salutarsi e parlano con un’allegria che nessun altro ha e che sembra stonata e un po’ troppo strillata ma forse è solo la vita che reclama se stessa.

Nessuno piange, qualcuno soffre molto camminando sui ciottoli piccoli e appuntiti che lastricano la piazza.

I giornalisti delle tv con le grosse telecamere sulla spalla ogni tanto fermano qualcuno e fanno un’intervista a bassa voce, senza disturbare nessuno.

Mi alzo e vado via perché comincio ad avere freddo sul muretto di pietra.

Nei forni è carnevale.

IMG_0001

Vedo questi dolcetti lucidi di miele, mi affascinano subito e ne compro un sacchetto per assaggiarli.

La ricetta la cerca in rete e me la segno per provarla presto.

Sono le tagliatelle fritte e caramellate.

Si fa la sfoglia come per la pasta all’uovo classica, si pennella con abbondante zucchero sciolto nel limone e poi si arrotola e si taglia. Quindi si frigge.

lunedì 13 gennaio 2014

Una giornata speciale

 
cecina TOP
 
I forni li accende Mafalda alle quattro del mattino. Il convento è immerso nella nebbia e fa così freddo che i gatti del parco, ibernati chissà dove, non escono e vedere chi arriva più tardi. Sono Lucia e Simona. Poi arrivo io, di solito inciampando nel buio con troppe buste e bagagli vari nelle mani.
Shukrullà lo chiamiamo Shu perché il suo nome afgano proprio bene bene ancora non l’ha capito nessuno comunque vuol dire grazie a Dio. E grazie a Dio mi fa ridere anche se è un po’ paraculo (scusate la licenza poetica). Rana non è un animale anfibio: è indiano e parlo indo-italiese. Quando parla io non capisco un accidente. Barbara traduce per me, ammesso che abbia capito a sua volta, poi guarda la mia faccia perplessa e ride. Nataly mi insegue per sapere come deve confezionare i biscotti. Mi guarda e ride.
Insomma ogni tanto qualcuno mi guarda e ride, non so se sia un buon segno.
 
Mary ha appeso al muro le foto dei prodotti e’sSenza perché quei nomi strani non se li ricorda mai nessuno. Hanno nomi strani perché un giorno per fare la scema ho detto “Chiamiamoli come i personaggi delle commedie di Shakespeare e poi per ognuno inventerò una storia!”. Purtroppo a Maria l’idea è piaciuta e così ora devo farlo sul serio. Capisco perché la gente spesso mi chiede “Ma ci pensi prima di dire o fare le cose?” Non sempre, purtroppo e mai abbastanza.
 
“ Avete tirato fuori il burro dal frigo?!!!!”. Figurati se a Mafalda sfugge qualcosa: ha lasciato ammorbidire il burro e ha già predisposto le lavorazioni.
Simona alza il volume della musica sennò con il rumore della planetaria non si sente. Ma tanto non si sente lo stesso.
Mafalda raccoglie tutti gli ingredienti nel tempo in cui io batto le ciglia e mi chiedo come faccia ad essere così veloce. Me lo chiedo tutte le volte. Sarà che io a quell’ora della mattina non sono veloce nemmeno a battere le ciglia, mi rimangono gli occhi incastrati nel sonno. Per questo qualcuno mi ha fatto il caffè.
Lucia vorrebbe sempre cambiare qualcosa, tendenzialmente vorrebbe fare in un altro modo. Tendenzialmente io vorrei che facesse come dico io. Ma quando non ho un’idea precisa lei mi regala la sua e spesso è una buona idea.
 
Paaaatty!!!!!! Mi chiama Simona senza un motivo particolare ma così…per affetto. Non gliel’ho mai detto ma solo due persone al mondo mi hanno mai chiamata Patty. Una è lei, l’altra …..l’altra era mio padre.
“Valvola aperta??!!!!”. Strilla Mafalda sopra il rumore della planetaria.
Sono le parole che rimbalzano più spesso:“Valvola aperta?” “Valvola chiusa!” o mezza chiusa. E poi: “Bip Bip Bip!!!” urla il forno: apri, sforna, impila teglia dopo teglia e attenta che scotta, mi dicono perché sanno che sono distratta.
“Valvola chiusa?!!”, “ Valvola aperta!!!” “ Alza a 200° , cinque minuti, anzi programmane sette, va”
“ Bip bip bip!!!! “
E quando c’è una canzone che ci piace la cantiamo tutti.
Invece quando qualcosa si smonta, spatascia, cala, scende, sgonfia c’è chi si scoraggia e chi si arrabbia e chi fa coraggio a tutti gli altri, ricomincia da capo con pazienza e dice “Dai, niente paura niente paura, vedrai che stavolta viene bene!”
“Paaaaatttyyyyyy!!!!!!!!!!!!!!!!!!!” gioca Simona.
Shu arraffa sempre qualcosa da sgranocchiare, stavolta ha preso una mandorla amara e se ne sta pentendo amaramente.
 
Intanto fuori si alza l’alba e di seguito il mattino freddo abbraccia gli alberi e gli orti. I gatti si stirano e fanno capolino quando sentono arrivare quelli dell’ufficio perché tra loro c’è Federica che gli porta sempre da mangiare.
Questo va bene per e’sSenza? Valuto. E poi dico no.
Le regole sono ferree. e’sSenza deve essere pura, buona, sana, giusta. Le regole non si possono infrangere. Le regole le abbiamo fatte io e Maria. Anzi no, le regole noi le abbiamo scritte ma chi le ha dettate sono il buon senso, l’etica, il rispetto per la salute delle persone e dell’ambiente.
Farine naturali, farine nobili perché l’Azienda è a vocazione gluten free e oggi “senza glutine” è d’obbligo per molti e consigliato a tutti, almeno ogni tanto. Con coscienza e senza creare né mode né miti e tanto meno caccia alle streghe.
Zuccheri alternativi al saccarosio ogni volta che si può ma niente glucosio che è veleno. Niente coloranti o conservanti perché ormai li usano solo i peggiori. Grassi nobili: burro di altissima qualità e l’olio extra vergine zero acidità, bio magari. Niente grassi idrogenati e niente margarina perché possono dire quel che vogliono, i furbi del marketing: la margarina NON è una cosa buona, sappiatelo.
 
Le regole sono tante, sono rigide, sono giuste. Sono difficili. Sono un atto di coraggio estremo perché la concorrenza se ne frega di giocare pulito e soprattutto nel mercato ti chiedono il prezzo, il mercato vuole basso costo e non qualità. Queste regole sono dure, per chi se le impone nonostante tutto, ma noi vogliamo crederci lo stesso. Vogliamo credere che ce la faremo: io perché sono scema, Maria perché è una specie di paladina travestita da folletto ma agguerrita peggio di Gandalf, Lancillotto, Wonder Woman e Mazinga tutti insieme.
 
Queste regole in fondo potrebbero cambiare il mondo.
Non lo cambieremo noi.
Ma possiamo fare del nostro meglio perché succeda un giorno.
 
E poi ci sono persone che proprio non ce la fanno a stare buonine e non farsi venire idee geniali ogni tre per due. Una di queste la conosco bene: è la Patty di Andante con gusto, la Patty per eccellenza. Al suo cospetto cedo il nome e torno la Pamirilla che sono per i più, a dispetto di Simona.
Su l’asse immaginario Roma-Siena che ci lega, ogni tanto ne viene fuori una nuova e ci prende, ci diverte trovarci socie, alleate, complici. E’ il nostro modo di essere amiche, di volerci bene.
La povera tapina oggi festeggia un anno in più per se stessa e per il blog: una sciagura inevitabile il primo evento ma una festa totale il secondo perché come faremmo senza di lei nell’etere e sul web, senza la sua verve, la sua musica e i suoi fornelli? Per festeggiare Patty lancia un contest e ovviamente è un contest geniale e sicuramente il primo nel suo genere.
 
FINALE 1
Tutti i dettagli li ha spiegati magistralmente lei e quindi vi rimando al blog Andante con Gusto ma in qualità di complice e parte in causa vorrei dire due parole.
Ormai è chiaro a chi mi segue da tanto che come blogger sono demenziale ed inaffidabile ma come pasticcera mi avete seguita ed amata e anche grazie a voi ho trovato il coraggio per andare avanti nei momenti più difficili. Finalmente ora posso ricambiare l’affetto, la fiducia, la cura che avete avuto per me. In qualità di chef pasticcere, quindi, e non di blogger mezza-sega quale sono, sarò il giudice di questo contest ma sarò soprattutto il Tutor che via accompagnerà nel percorso, che vi starà vicino nelle prove e nella ricerca. Accoglierò infine i vincitori in Azienda per farvi vivere una giornata da protagonisti con le vostre ricette migliori. Dall’impasto alla cottura e fino al confezionamento: entrerete come “civili” e ne uscirete come capo pasticceri ad honorem, con il vostro pacchetto di dolci confezionato ed etichettato secondo norma.
Cose dell’altro pane è lo sponsor che appoggia il progetto ma è soprattutto l’Azienda, di cui Maria è la titolare, che vi apre le porte e vi farà vivere una giornata speciale, da vere professioniste/i.
Il tema del contest è la pasticceria naturale perché questa è la mission di e’sSenza e probabilmente anche il miglior futuro possibile.
e’sSenza è la nuova linea di pasticceria dolce e salata di Cose dell’altro pane firmata da me.
Che vuol dire e’sSenza? Stiamo diventando sempre più consapevoli di quello che mangiamo e sempre più dobbiamo confrontarci con intolleranze e problemi alimentari di ogni genere. In oltre dobbiamo preoccuparci della nostra salute ma anche della sostenibilità delle produzioni a tutto campo perché dobbiamo difendere noi stessi e il mondo in cui viviamo. e’sSenza è un progetto ambizioso che vuole coniugare la qualità e la bontà al rispetto per chi, per problemi alimentari di varia natura, è costretto a subire rinunce e sentirsi uno sfigato tra i “sani”. A me non piacciono i limiti, le divisioni, le emarginazioni. Io sono per l’affermazione del “diverso” a oltranza perché mi piace che possiamo sentirci tutti uguali e tutti felici. Possibilmente insieme, magari davanti a una tavola imbandita a dovere, perché no?
So che molti di voi sono già sensibili al tema e comunque amano ricercare, sperimentare, provare nuove strade. Migliori.
Spero che parteciperete numerosi ma soprattutto con l’entusiasmo che ci stiamo mettendo io, Patty e Maria.
Vi aspetto.
Ora vi lascio chè sono stata fin troppo lunga.
 
Finisco così, come d’obbligo:
Buon compleanno, Patty!!!!!
Buon compleanno di cuore per una giornata speciale a te che sei speciale
 
 
OPSSSS!!!
La ricetta! Eccola qua, vi sfido ad affermare che gli manchi qualcosa e invece E’ Senza Glutine e Senza Lattosio. Ma buonissima, lo ggggiuro!
Visto che Patty si è buttata sul dolce (andate di corsa a vedere la sua splendida ricettuzza) io vi propongo il salato. Cimentatevi con tutte le categorie e date sfogo alla vostra creatività!!
 
cecina1
Plumcake Cecina   (omaggio alla Liguria)
 
Ingredienti per un plum cake da 22cm
 
100g di farina di ceci macinata molto sottile
80g di farina di riso
3 uova intere grandi (180g per le precisine)
100ml di olio extra vergine di oliva
100ml di acqua
8g di sale
pepe q.b (ognuno ha i suoi gusti ma ci sta davvero bene)
10g di lievito istantaneo per dolci e salati
 
Per la decorazione: mandorle in lamelle e semi di zucca o quel che preferite.
 
Il segreto per ottenere una perfetta alveolatura stretta e la consistenza fondente è montare bene le uova e poi aggiungere lentamente l’olio e parte dell’acqua a filo, creando un’emulsione che resti bella gonfia.
Di seguito unite le farine miscelate insieme con il pepe, il sale e  il lievito. Aggiungete in tre volte alternando con l’acqua rimasta.
Infine versate nello stampo, decorate con lamelle di mandorle e semi di zucca ed infornate a 180° per circa mezz’ora.

giovedì 9 gennaio 2014

Rieduchescional ciannel


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I sogni sono bignè, credo.
Ma immaginate un bignè che citi Shakespeare dicendo tronfio di sé: “Sono fatto della stessa materia di cui sono fatti i sogni!!!”. Rischierebbe, lo stupido, di fare una ben magra figura perché il Sogno non è lui, il bignè, ma la sorpresa in esso racchiusa.
Già, quella crema nascosta e misteriosa, forse dolce, forse salata, bianca o colorata, un geloso segreto custodito in ognuno di noi che siamo solo bignè insipidi senza farcia e senza Sogni.
Infatti i bignè, lo sapete, hanno un sapore neutro: sono un guscio vuoto, pura apparenza, superficie. Un bel bignè, ben decorato è pur sempre vuoto di contenuto.
Per questo, mie cari amici bignè, abbiamo bisogno di Sogni: per essere pieni, per essere vivi, per essere ESSENZA E SOSTANZA e non solo apparenza.
Chissà se Shakespeare mangiava bignè, mah!
Beh, comunque. Fuori è freddo e io coccolo i miei sogni con il forno acceso e li accarezzo, gli sorrido così cresceranno bene, cresceranno sani e forti. Li guardo lievitare e gonfiarsi e mi dispiace per quelli che raccattano sogni da poco, confezionati da un buon marketing e venduti da imbonitori astuti. Sogni da reality che ti fanno credere che puoi diventare quello che vuoi in una manciata di giorni, senza studiare, senza sapere, senza avere il tempo di fare domande di farti domande.
Non credo in Sogni di serie A o serie B, Sogni degni e Sogni indegni ma fate,vi prego miei cari bignè, che i vostri Sogni siano davvero vostri. Che siano pure sporchi o imperfetti, esagerati o modesti, maldestri, magari scaduti da un po’ come quella farina rimasta troppo in dispensa, nascosta e dimenticata.
Se vedo un’altra volta la Parodi chiamare “pasticceri” un branco di esibizionisti disperati senza vergogna butto la tv dalla finestra! Se sognate di diventare pasticceri fatelo con la dignità che meritate, con le competenze che dovete pretendere da voi stessi e dagli altri. Sognatelo come fosse un regalo che vi fate e non per diventare succo di carote per tv spazzatura.
E scusate lo sfogo politically scorrect e sicuramente pure impopolare per le orecchie di molti ma io, non ci posso proprio fare niente, sogno un mondo migliore e menti consapevoli, sogno la bellezza, la purezza, sogno …forse troppo.
Mi sa che ho mangiato una quantità eccessiva di bignè!
Ricetta per bignè
per circa 60/70 bignè
250g di acqua
125g di burro
4g di sale
150g di farina
180g di uova
70g di albume
Portare a ebollizione in una pentola acqua e burro e aggiungere il sale. Quindi unire la farina e mescolare energicamente fino a formare una sorta di polenta. Cuocere per qualche minuto poi togliere dal fuoco e far freddare l’impasto in una bastardella (la temperatura deve scendere almeno fino a 50°).
Mescolare all’impasto le uova e l’albume mischiati insieme aggiungendo i liquidi poco per volta per evitare la formazione di grumi. Ottenuto un impasto cremoso inserirlo nella sac a poche munita di bocchetta liscia da 6/8 mm e formare delle semisfere di circa due centimetri di diametro. Infornare a 190° e cuocere per circa mezz’ora.
Con questo tipo di ricetta si ottengono dei bignè piuttosto croccanti e resistenti. Varianti più ricche di uova consentono un prodotto maggiormente morbido e fondente ma meno resistente all’umidità della farcia.
In ogni caso siate il contenitore che preferite, croccante o fondente, ma preoccupatevi soprattutto del ripieno.
Quali sono dunque i vostri Sogni?