giovedì 12 settembre 2013

Il mio gatto si chiamava Pilù

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Questo autunno…..ops…è ancora estate….beh, questa fine d’estate autunnale per me è rovente e complicata. Difficile, anche se è così che me l’aspettavo.
O che la temevo.

Sono le ultime battute, messe a punto, litigate e appuntamenti su appuntamenti prima dell’uscita della nuova linea di pasticceria ideata da me per Cose dell’Altro Pane…..sono le ore di panico in cui sogni e progetti debuttano nella vita vera e non si sa se inciamperanno su tacchi alti e crinoline scomode o voleranno come libellule nel walzer più vorticoso e magico della storia delle debuttanti.

Sono il lavoro notturno su calendari e ricette per finire di costruire il piano per i nuovi corsi e poi aspettare che gli amici vengano, bussino alla porta ed entrino.

Ma oggi, in questa giornata di fine estate che già sembra un po’ autunno lasciatemi salutare il mio amico speciale che è andato via.

Le sue zampate non sono mai mancate tra queste pagine, nelle mail che ricevo c’era spesso un saluto anche per lui.

Non volevo mettere in questi spazi, ancora nuovi, cose tristi. E allora non ce le metterò.

Tengo le lacrime per me e per il cuscino e di quello che è stato vi dirò che è stato un piccolo grande amore, durato l’eternità di sedici lunghi anni.

Anni fatti di coccole e risate, qualche dispetto e lunghe chiacchierate miagolanti. Anni di pappe che all’improvviso “Miaoooo, non mi piace più….cambiala!” e anni di “Ma perché piangi? Meoooow…ora ti faccio la pasta sulla pancia, si?!” E anni di “Mapperchè dormiiiiii, mi annoio, mi annoio, mi annoio!!! E ora ti salto sulla panciaaaaaaa!!!!!!!!!! Miaouuuu!”.

Ecco, anni cosi.

E quando finiscono le giornate spensierate si deve saper amare anche di più, curare la vecchiaia, assistere le malattie, asciugare il dolore, il sangue e il vomito e provare compassione e non disgusto.

E quando  una notte, una diversa da tutte quelle che ci sono state prima, gli occhi di due esseri di razze diverse, alieni e simili chissà in che modo, si parlano e si salutano e si scambiano la loro ultima promessa, quella notte sigilla un addio, accoglie il dolore e lo accarezza e  infine si stempera lentamente nell’alba di un giorno nuovo, diverso da tutti quelli che ci sono stati prima.

Così quel momento che non sapevo scegliere, decidere, riconoscere, il momento così duro in cui sarebbe stata mia la responsabilità di dire “Ora basta, è questa l’ora”, quel momento è arrivato quando entrambi lo abbiamo capito all’unisono e ce lo siamo (in non so che modo) detti. Il veterinario ed un gesto di pietà hanno cessato le sofferenze inutili.

C’è un grosso buco qui in casa mia, oggi.

Non è più necessario che mi curi di non inciampare a causa di un gatto che mi camminava sempre tra i piedi. Ma lo faccio lo stesso per abitudine.

Non devo aprire scatolette, lanciare ciabatte, litigare sul possesso del divano, pulire lettiere, fare grattini sulla testina e sotto il mento.

Ma l’amore è una cosa strana, anche questo amore piccolo ha il tocco della grazia e una sua leggerezza soave che vola sopra ogni cosa e ogni cosa tinge di bellezza.

E l’amore non teme….l’amore se infischia della morte. Nella morte non ci crede.

Scusate se non c’è una ricetta oggi ma offro un biscotto ad ognuno di voi che passa di qua.

Per un momento abbracciamoci e basta.

A lui piaceva un sacco, gli piaceva avere tanti amici.

E anche a me

con tutto il mio amore……ciao…Pilù

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